istinto animale


Una professoressa di italiano, anni fa, mi disse che gli umani non dovrebbero utilizzare il termine ‘rabbia’ riferendosi a se stessi: è una malattia canina e noi siamo forse cani?

 Noi, umani, ‘ci indignamo’.

Non ero convinta allora di questo suggerimento; e non lo sono ora.

Soprattutto, oggi, che l’indignazione non è sufficiente ad esprimere ciò che sento.

Perchè le parole hanno suoni e colori e non sono solo un significato.

Rabbia si può urlare, è una parola cattiva, NERA come la pece, la senti dentro e ti riempie pienamente la bocca e ti fa vedere e sentire la realtà di ciò che si prova.

Indignazione è grigia, leggera, una parola annoiata.

Mi indigno se si rovescia il bicchiere sul divano.

Mi arrabbio con te … con te che non vedi. Che non capisci. Che non mi ascolti. Che non senti.

Mi arrabbio con me stessa perchè tu NON sei ciò che voglio ma ti voglio lo stesso.

Oggi sono umana?

Forse sono semplicemente un animale.

Un animale femmina che avrebbe tanta voglia di cedere all’istinto di prenderti e di lasciarsi prendere ancora.

Che vorrebbe vederti fare il leone per una volta.

Ma tu non sei animale … tu sei umano.

Ed io ho voglia di un leone.

remember and forget

Mi abituerò, dimenticherò, rimuoverò o forse farò solo finta di non ricordare ciò che non posso più scordare.

E’ innegabile. Sei parte di me. Con te ho vissuto esperienze che valgono una vita. Ma anche lui è parte di me. Ed ho scelto lui. Che conosce il peggio di me e lo ama pergiunta. Tu hai visto un frammento di me come io ho conosciuto solo una microscopica parte di te.

Lui conosce i miei segreti. Quelli più inconfessabili, quelli più torbidi, quelli che ancora ricordo la notte in cui glieli svelai. Tu non sai praticamente nulla di me.

Ti amo.. Una parte di me ti amerà sempre. Ma ho compreso che devo tentare di allontanarmi da te. Non posso più farlo. Non posso più toccarti, sentire il tuo profumo o lasciare che le tue mani timide provino a toccarmi.

Non può accadere di nuovo.

Tu appartieni a lei. Ed ogni volta che la incontro, che i nostri sguardi si incrociano, questo pensiero mi riempie, mi invade e mi squote. Lei ti ha dato due figlie belle e intelligenti. Lei dorme accanto a te. Lei conosce i tuoi segreti. Lei ti vede al mattino. Lei ti sta accanto anche se dite di non amarvi più.

E perdonami … ma io questa cosa non la credo.

Nn si può vivere una vita accanto ad una persona che non si ama. Tu, in un modo forse diverso, la ami, la rispetti. La stessa cosa vale per lei.

Qualcuno tra noi due deve decidere. E tu non prendi mai iniziative.

Lo farò io.

Ti amerò sempre. Sarai sempre uno degli uomini più importanti della mia vita.

Per quello che mi hai dato.

Per l’immenso amore che mi hai trasmesso.

Per come mi hai fatto sentire dentro di te.

Per quanto mi hai amato.

Per quanto mi hai desiderata.

Per quanto mi hai ricordata.

Per quanto mi hai cercata.

Per il tuo immenso, dolcissimo, delicato amore. Senza precedenti. Senza dubbi. Senza tempo.

Ti amerò sempre. Ti ricorderò sempre. Ma lentamente ti condurrò lontano da me.

Questo limbo non possiamo più viverlo.

Se ti desidero contro ogni ragione
se in te cerco il mio rifugio
se designo con il tuo nome nostalgia e bramosia
e penso che era ieri quando noi giungemmo a noi
se sono tutto impigliato nel mio amore
e tutti i miei desideri migrano verso di te
che cosa ci sarà mai di irrazionale
se ora non diciamo a noi, ma alla ragione:
resta pur sola.

Thomas Brasch

io ti amo ancora

Lo hai scritto. Lo hai scritto chiaro, cristallino, semplice. “Io Ti amo ancora”.

Poche parole che ti entrano dentro e ti danno una tale sensazione di piacere che ti squote l’anima. 

Parole che fanno nascere il desiderio di toccarti, abbracciarti e poggiarti le labbra alla base del collo così vicino a quel punto che ti toccai 16 anni fa quando per la prima volta ti confessai ciò che sentivo.

But before I go,
I’ll look at you one last time,
I can hear a heart beat, is it yours or is it mine?

Parole che fanno venir voglia di sospiri, respiri, baci e carezze.

I look at your lips, I know how soft they can be,
Did they know what they wanted, the times they kissed me,

Parole che vanno confermate con le mani. Con il desiderio che non riusciamo più a trasmetterci in nessun modo. Perchè non è possibile desiderare qualcuno che è solo un ricordo.

And your hands, that I’ve held in mine,
Now they’re reposing on the pillow,
Will they ever miss me sometime?

 Eccola di nuovo qua la distanza … e cresce … cresce …

Lo so che mi ami … lo sento. Ma non cambia nulla. Ci allontaneremo.

E tu lo sai.

I’ll remember you, you will be there in my heart,
I’ll remember you, but that is all that I can do,
But I’ll remember

Ti amo anche io.

La variabile

Vivi la tua vita giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, pensando che ormai è fatta. Non cambierà più nulla. Questo è il tuo destino.

Sei mamma, sei moglie. Riconosci di aver dimenticato cosa significhi essere donna.

Guardi il tuo uomo che diventa sempre più bello. Quelle piccole rughe che ha intorno agli occhi che fanno si che il tuo cuore batta una volta di più quando sorride. I suoi capelli che ingrigendosi lo rendono affascinante, carismatico come mai lo era stato in gioventù.

Poi, ti volti. Alle tue spalle c’è uno specchio e quella che ci vedi dentro non sei tu.

E’ una donna vecchia. Semplicemente vecchia.

Dov’è finita quella donna sensuale, che amava i vestiti eleganti ma capaci di intrigare gli uomini. Quella donna alta e sicura di sè che su 9 centimetri di tacco camminava incrociando leggermente le lunghe gambe ad ogni passo per avere un incedere elegante.

Quella donna che sapeva giocare con un uomo usando le mani con passione, la frutta con malizia, la sensualità con arte fino a farlo morire di piacere, che sapeva sorridere e far sorridere un uomo, quella donna solare e allegra che faceva innamorare con dolcezza il panettiere o il commesso del negozio.

Le donne non sono belle quando invecchiano. Nessuno le guarda più e nessuno le trova più affascinanti.

Poi arriva quella variabile. Una variabile che ti squote e sconvolge il tuo quotidiano solo perchè risveglia in te quel desiderio di essere e sentirti di nuovo donna.

Una variabile che non vuoi. Perchè ti sconvolge la vita che credevi stabile e armonica.

Ma che desideri con tutta te stessa perchè, quella variabile, ti fa sentire viva … e ti fa desiderare di nuovo di prendere una fragola, accarezzarla, sentirne il profumo, morderla e poi porgerla a lui … ma non fra le sue mani; sulle sue labbra e nel farlo gli sfiori la bocca e la lingua con le dita.  

Lo fai perchè non puoi baciarlo, c’è troppa gente. Ma vuoi assaggiarlo, assaporarlo e sentirlo in te in qualche modo, qualsiasi modo.

Allora porti le tue dita alla bocca, quelle dita che ora sanno di lui …

E pensi che un emozione come questa è vita … incredibile vita.

E tu … tu sei quella variabile.

amore pesante

… sei a centinaia di chilometri di distanza …

… devo abituarmi e non ci riesco. Oggi no.

E’ questa la nostra relazione. Fatta di sporadici incontri, brevi conversazioni, momenti rubati alla nostra rispettiva vita.
Oggi non mi piace questa situazione. Faccio fatica ad accettarla.

Sono gelosa. Un po’ di tutto, senza esclusioni.
E la gelosia è come un acido corrosivo; l’ho sempre detestata considerandola un parassita della vita; sento di dovermene liberare al più presto.

Equilibrio, equilibrio … equilibrio …. maledetto bastardo equilibrio.

Me lo sono ripetuta come un mantra questa mattina mentre camminavo in una splendida giornata di piena primavera: calda, avvolgente, sensuale come da tanto non accadeva.

Devo darti atto di essere davvero una persona eccezionale.

L’equilibrio l’ho creato io, ma ad essere bravissimo nell’inseguirlo sei tu. Oggi solo ed esclusivamente tu.

Io oggi zoppico e arranco faticosamente … come in una vertiginosa ed improponibile salita.

Unico merito che mi attribuisco è nella capacità di nascondertelo per far si che questi tuoi giorni di pace non vengano ottenebrati da me e da ciò che potrei trasmetterti, se ti dicessi tutto sul mio stato d’animo.

Oggi sei il mio esempio.

Vorrei essere come te.

Devo guardare alla tua serenità per cercare di combattere questa strana sensazione che provo. Forse data solo dal fatto che sei così lontano …

oppure perchè non so niente; perche vorrei poterti chiedere che stai facendo;
perchè vorrei poterti telefonare senza dovermi nascondere a tutto e a tutti

… perchè io sono l’altra … quella che esiste in te ma da nessun’altra parte…. e quella che in te forse sta svanendo.

… perchè sei lontano, lontano come mai sei stato in questi mesi. Lontano non solo nel corpo ma anche nello spirito.

Perdona il mio amore pesante come il piombo …
perdona e dimentica …

perchè lo combatterò e lo vincerò …

… e la resa sarà un amore leggero e delicato …

vertigini

...dentro a una vertigine che danza 
e ci porta al di la'  del tempo 
fino a ritornare sulle labbra 
l'incanto è lo stesso 
perchè niente è cambiato 
anche se tutto è diverso... 

Lontananza, dimenticanza … questo è quello che percepisco, che sento scorrermi sulla pelle come un serpente lento, sinuoso, pericoloso, velenoso.

Nel tuo silenzio c’è una distanza che minuto dopo minuto procede inesorabile fino a  diventare sempre più grande. E arriverà il momento in cui sarà incolmabile.

“Niente è cambiato anche se tutto è diverso” …

Quello che provo io, quello che provi tu. Tutto è diverso ma la forza di quello che sento è la stessa. Tu sei in me come lo sempre sei stato anche se, fra noi, c’era un inesorabile silenzio.

Per te sta cambiando tutto.

Tu lo stai cambiando.

So di poter fare qualcosa per fermarti.

Per riprenderti ma non lo sto facendo. Me ne sto qui inerme a scriverti quello che non leggerai mai.

Basterebbe dirti che non ho dimenticato quel pomeriggio ad amarci e che desiderei ancora averti. Basterebbe mandarti un sms con su scritto ‘Faresti l’amore con me ancora?’. Forse le barriere che stai costruendo con tanta abilità crollerebbero e tu torneresti in me.

Ma non lo farò. Me ne starò qui a guardarti allontanarti. Ti guarderò fino a che non sarai scomparso.

Perchè è giusto così … per te …

distanza

Distanza … ti allontani da me ogni giorno di più.

Penso a quei giorni in cui l’ho desiderato tanto.

L’ho voluto per te, affinchè tu potessi soffrire di meno le mie scelte.

L’ho voluto per me, nella vana speranza che potessi sentirmi meno in colpa verso il mondo che viene costantemente anche se inconsapevolmente ferito dal mio amore per te.

L’ho voluto per noi, per sentirci più amici e meno innamorati e conseguentemente meno infelici per non poterci toccare.

Ma ora, ora che la sento arrivare, lenta e inarrestabile ho paura. Occorre credere ciecamente nei desideri ed io non ci ho mai creduto davvero.

Non riusciamo più nemmeno a parlarci al telefono. Parliamo degli altri, della vita, dei bambini, del lavoro, del tempo, della salute e di qualsiasi altra cosa purchè non sia NOI.

Tu ed io … perchè non riusciamo ad esistere solo NOI in quei brevi istanti in cui le nostre dimensioni parallele si toccano?

Non allontanarti da me. Non farlo ti prego.

Non permettere alla ricerca di questo maledetto equilibrio di separarti da me.

Saper amare, poter amare, non significa anche avere la forza sufficiente di lottare.

Oggi sono triste …